• Home
  • Chi siamo
  • Attività scientifica

Torino 2026: transizioni, innovazione e inclusione. Il Congresso Nazionale AITeRP–CdAN disegna il futuro della riabilitazione psichiatrica

Si è concluso a Torino il Congresso Nazionale AITeRP – Commissione di Albo Nazionale dei Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, intitolato “Transizioni e innovazioni in salute mentale: continuità ed inclusione in riabilitazione psichiatrica”, che il 5 e 6 giugno ha riunito presso l’Auditorium della Città Metropolitana circa 200 professionisti provenienti da tutta Italia.

Due giornate intense di confronto scientifico, istituzionale e professionale che hanno visto alternarsi contributi provenienti dal mondo accademico, dalla ricerca, dalle istituzioni, dai servizi di salute mentale e dalle professioni sanitarie, offrendo una riflessione ampia e multidisciplinare sulle trasformazioni che attraversano oggi la salute mentale e sul contributo che la riabilitazione psichiatrica può offrire per governarle.

Il congresso, nato dalla collaborazione tra AITeRP e la Commissione di Albo Nazionale dei Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, ha rappresentato un importante esempio di sinergia tra rappresentanza professionale e società scientifica, confermando la volontà condivisa di promuovere lo sviluppo della professione attraverso il dialogo tra ricerca, formazione, pratica clinica e politiche sanitarie.

Ad aprire i lavori congressuali sono stati i Presidenti Luca Rossi e Roberta Famulari, che hanno sottolineato il valore di un percorso costruito insieme e la necessità di affrontare con visione e responsabilità le sfide che attendono la salute mentale e la riabilitazione psichiatrica nei prossimi anni.

Le transizioni come chiave di lettura della salute mentale contemporanea

La parola che ha attraversato l’intero congresso è stata senza dubbio “transizione”.

Transizioni tra le diverse fasi della vita, tra servizi e livelli assistenziali, tra ospedale e territorio, tra analogico e digitale, tra modelli organizzativi tradizionali e nuove forme di presa in carico.

Una prospettiva che ha consentito di leggere la salute mentale non come una successione di interventi isolati, ma come un processo continuo che richiede connessioni, integrazione e capacità di accompagnare le persone nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Fin dalla sessione inaugurale è emersa con forza la necessità di superare le frammentazioni che ancora caratterizzano molti percorsi assistenziali e di costruire servizi capaci di garantire continuità, prossimità e inclusione.

In questo scenario il Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica è stato più volte descritto come un vero e proprio professionista di prossimità, una figura capace di accorciare le distanze tra bisogni, servizi e contesti di vita.

Tecnico o Terapista? Il futuro delle professioni sanitarie e la valorizzazione del TeRP

La riflessione sul futuro delle professioni sanitarie ha occupato uno spazio centrale all’interno del congresso.

Tra i temi affrontati: la programmazione dei fabbisogni professionali, l’evoluzione dei modelli organizzativi, la sostenibilità del sistema sanitario e la necessità di valorizzare pienamente le competenze delle professioni sanitarie.

È emersa con chiarezza la crescente centralità del Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica nei percorsi di salute mentale, in particolare nei contesti territoriali, nelle attività orientate alla recovery, nei processi di inclusione sociale e nella costruzione di progetti terapeutico-riabilitativi personalizzati.

Particolare attenzione è stata dedicata alla formazione, alla ricerca e alla costruzione di percorsi professionali sempre più qualificati, in grado di rispondere alle nuove sfide poste dalla complessità dei bisogni di salute mentale.

La riflessione sul futuro della professione ha inoltre aperto un interessante confronto sul linguaggio e sull’identità professionale, richiamando il dibattito attorno alla possibile evoluzione della denominazione professionale da “Tecnico” a “Terapista” della Riabilitazione Psichiatrica. Un tema che va oltre l’aspetto terminologico e che richiama il percorso di crescita, riconoscimento e consolidamento di una professione oggi sempre più centrale all’interno dei servizi di salute mentale.

Qualità, etica, deontologia e personalizzazione degli interventi

Un altro importante filo conduttore del congresso è stato il tema della qualità dei servizi, della dimensione etica e della personalizzazione degli interventi.

Le relazioni hanno evidenziato come la riabilitazione psichiatrica non possa essere considerata una semplice somma di prestazioni, ma debba essere riconosciuta come un processo strutturato, orientato agli esiti e costruito attorno alla persona.

Accanto alla riflessione sulla qualità e sull’efficacia degli interventi, il congresso ha richiamato l’attenzione anche sulla dimensione deontologica dell’agire professionale. In un momento storico caratterizzato da profonde trasformazioni organizzative, tecnologiche e culturali, è emersa la necessità di mantenere saldi i principi che orientano la relazione di cura, la tutela dei diritti delle persone e la responsabilità professionale.

In questa prospettiva, la consegna del Codice Deontologico ai partecipanti ha rappresentato non soltanto un gesto simbolico, ma un richiamo concreto al valore dell’identità professionale e all’importanza di una pratica riabilitativa fondata su competenza, responsabilità, rispetto della persona e adesione ai principi etici della professione.

È emersa con forza la necessità di sviluppare interventi sempre più personalizzati, capaci di valorizzare risorse, desideri, obiettivi e potenzialità individuali, all’interno di una prospettiva che coniughi sostenibilità, evidenze scientifiche e umanizzazione delle cure.

Parole come futuro, recovery, personalizzazione, speranza, vicinanza e umanizzazione hanno attraversato più volte il dibattito, delineando una visione della riabilitazione psichiatrica fortemente orientata alla costruzione di opportunità e percorsi di vita significativi.

Continuità della cura e integrazione dei servizi

Uno dei nuclei più rilevanti del congresso ha riguardato la continuità dei percorsi di cura.

Gli interventi hanno evidenziato come molte delle criticità che ancora caratterizzano la salute mentale derivino dalla frammentazione tra servizi, dalla separazione tra ospedale e territorio e dalla difficoltà di costruire percorsi realmente integrati.

Particolare attenzione è stata dedicata alle transizioni tra i diversi setting assistenziali, alla necessità di progettare la continuità della cura fin dalle fasi iniziali del percorso terapeutico e al valore delle collaborazioni tra professionisti, servizi e istituzioni.

È emersa una visione della salute mentale fondata sulla corresponsabilità e sull’integrazione, nella quale il successo dei percorsi terapeutico-riabilitativi dipende dalla capacità di costruire reti efficaci e stabili attorno alla persona.

Famiglie, comunità e reti naturali come risorse di cura

Grande attenzione è stata dedicata al ruolo delle famiglie e delle reti naturali nei percorsi terapeutici.

Le relazioni hanno mostrato come la cultura della recovery abbia progressivamente superato modelli colpevolizzanti e approcci escludenti, riconoscendo invece il valore delle famiglie come partner attivi nella cura.

La partecipazione delle persone significative, delle comunità e dei contesti di vita è stata descritta come una risorsa fondamentale per sostenere i percorsi di cambiamento, favorire l’inclusione e rafforzare la continuità degli interventi.

Innovazione digitale e intelligenza artificiale: opportunità e responsabilità

Tra i temi più innovativi affrontati durante il congresso vi è stato certamente quello della digitalizzazione dei servizi di salute mentale.

Le relazioni dedicate alla riabilitazione digitale hanno mostrato come le nuove tecnologie possano rappresentare strumenti preziosi per migliorare accessibilità, continuità assistenziale, monitoraggio degli esiti e integrazione tra servizi.

Accanto alle opportunità, il congresso ha affrontato anche le questioni etiche legate all’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, richiamando la necessità di preservare la centralità della relazione terapeutica e di garantire un utilizzo consapevole e responsabile degli strumenti innovativi.

L’innovazione, è emerso con chiarezza, non può essere ridotta all’introduzione di nuove tecnologie, ma deve tradursi nella capacità di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone e l’efficacia dei percorsi di cura.

Inclusione, diritti e partecipazione

Le giornate congressuali hanno dedicato ampio spazio ai temi dell’inclusione, dei diritti e della partecipazione.

Le riflessioni proposte hanno richiamato l’attenzione sull’impatto che stigma, discriminazioni e disuguaglianze continuano ad avere sulla salute mentale e sulla qualità della vita delle persone.

Particolarmente rilevante, nell’ambito del contrasto alle discriminazioni, la visione proposta sull’opportuno cambio di approccio ai bisogni di salute delle persone LGBTQ+.

È stata ribadita la responsabilità dei professionisti nel promuovere contesti di cura accoglienti, rispettosi delle differenze e orientati alla valorizzazione delle risorse individuali e collettive.

Le parole che curano

A chiudere il congresso è stata una tavola rotonda dedicata al linguaggio nella salute mentale.

Un confronto originale e profondamente attuale che ha coinvolto professionisti della salute mentale, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, richiamando l’attenzione sul potere delle parole nel costruire significati, influenzare percezioni e contrastare stigma e pregiudizi.

Le riflessioni emerse hanno ricordato come le parole non siano mai neutre: possono generare comprensione o esclusione, favorire inclusione o discriminazione, sostenere la recovery oppure alimentare stereotipi.

In un’epoca caratterizzata da una comunicazione sempre più rapida e polarizzata, il congresso ha ribadito l’importanza di utilizzare linguaggi capaci di restituire complessità, dignità e umanità alle persone che vivono esperienze di sofferenza psichica.

Le storie che danno senso alla cura

Al termine della tavola rotonda, il congresso ha offerto ai partecipanti un momento di particolare intensità emotiva attraverso l’incontro con Lo Sbilico, romanzo finalista al Premio Strega 2026.

A guidare questa riflessione è stata Valentina Di Ludovico, TeRP del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Teramo e scrittrice, che ha accompagnato il pubblico in una lettura del testo e dei suoi significati più profondi, offrendo uno sguardo capace di intrecciare esperienza professionale, sensibilità narrativa e attenzione alla dimensione umana della sofferenza psichica.

Ad arricchire il momento, la lettura e l’interpretazione di alcuni brani del romanzo da parte di Pietro Massaro, Vicepresidente della Commissione di Albo Nazionale dei Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica e attore teatrale, che ha restituito con grande intensità emotiva le atmosfere, le fragilità e le speranze racchiuse nelle pagine dell’opera.

È stato un finale particolarmente coerente con il tema che aveva attraversato l’intero congresso: il valore delle parole. Parole che possono descrivere, spiegare e informare, ma anche accogliere, riconoscere e costruire significati condivisi. Un richiamo potente alla necessità di mantenere sempre al centro della pratica professionale la persona, la sua storia e la sua voce.

Dopo due giornate dedicate alle transizioni, all’innovazione, alla governance, alla continuità delle cure e all’evoluzione dei servizi, il congresso si è così concluso tornando all’essenza della salute mentale: l’incontro tra le persone, le loro storie e la possibilità di costruire percorsi di recovery attraverso relazioni autentiche e significative.

Uno sguardo al futuro

Il Congresso Nazionale AITeRP–CdAN di Torino ha confermato la vitalità di una professione che continua a interrogarsi sul proprio ruolo e sulle trasformazioni della salute mentale contemporanea.

Le sfide emerse durante queste due giornate – continuità assistenziale, integrazione dei servizi, innovazione digitale, personalizzazione degli interventi, inclusione e partecipazione – rappresentano oggi le direttrici lungo cui costruire il futuro della riabilitazione psichiatrica.

Ma Torino è stata anche molto più di un appuntamento scientifico. Nei momenti di confronto informale, negli scambi tra colleghi provenienti da realtà diverse, durante la cena sociale e negli spazi di incontro che hanno accompagnato i lavori congressuali, si è rafforzato quel senso di appartenenza che da sempre caratterizza la comunità professionale dei Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica.

Una comunità viva, competente e appassionata, capace di guardare al futuro senza perdere il valore delle relazioni, delle storie e delle persone.

Perché è proprio nelle connessioni, nei passaggi e nelle transizioni che si costruiscono le opportunità di cambiamento, inclusione e recovery.